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IL PULO DI GURGO

Il pulo
Le grotte
Aspetti vegetazionali
Aspetti faunistici

A cura della dott. Lorusso Barbara.

Bibliografie:

Riccardo Losito. "Il Gurgo di Andria". Aspetti speleologici, geologici, botanici e faunistici. Un bene ambientale da valorizzare e recuperare.

 

Il pulo di Gurgo. E' una struttura di origine carsica, ubicata a 2 km dal centro abitato, nei pressi del santuario del S.S. Salvatore. Il termine gurgo deriva dal latino ' gurges ', che significa 'vortice'. Si tratta di una depressione con fondo sub-pianeggiante di profondità compresa tra -32 e -38 metri, con perimetro di 814 metri, spesso coltivata, e nella quale confluiscono acque meteoriche di deflusso superficiale.

Spaccato della struttura carsica del pulo

Il sottosuolo della nostra regione è costituito da una successione di rocce sedimentarie spessa oltre 2000 metri, che poggia su basamento cristallino. Nel territorio di Andria, in particolare, si ritrovano la formazione del calcare di Bari e quello dei tufi delle Murge (depositi marini post-calabriani).
Il pulo , o dolina a pozzo, è un'ampia cavità epigea, con pareti molto ripide. Lungo le pareti est ed ovest del pulo di gurgo gli strato di calcare presentano nove cavità carsiche di diversa ampiezza, che rappresentano le Grotte.

Le grotte del pulo. Le più importanti sono la Grotticella del Gurgo , lunga 15 metri, e la Grotta di S. Maria di Trimoggia , lunga 18 metri.


Sezione longitudinale della grotticella del Gurgo

 

All'ingresso della prima di queste c'è un residuo di muro a secco, che testimonia l'utilizzo di questa cavità come riparo per le greggi in epoche non molto remote.


Sezione longitudinale della grotta di S. Maria di Trimoggia

 

La seconda era, invece, adibita a cappella per l'adorazione della Madonna di Trimoggia, come documentano il possente e curato muretto a secco e i resti di intonaco in pessimo stato di conservazione sulla parete antistante l'ingresso.

Aspetti vegetazionali. Il pulo di gurgo è stato interessato da un'attività agricola intensa. Fino alla fine degli anni '60 si esercitava un'arboricoltura da frutto sui versanti meno ripidi, grazie a piccoli terrazzamenti.Venivano allevati olivi, fichi, gelsi, noci, noccioli, viti e fico d'india. Sul fondo venivano coltivati ortaggi e cereali che in seguito hanno lasciato posto ad una coltura intensiva di noce.
Poi tutte le pratiche agricole sono state abbandonate e nel gurgo si è andata insediando una ricca vegetazione spontanea prevalentemente arbustiva ed erbacea.

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Fiori di erba "Pignola" (Sedum Album L.), una xerofila

L'intricato strato arbustivo si compone di biancospino, melastro, madre selva, prugnolo, rovo, lentisco, fillirea, cappero. La vegetazione erbacea è composta da geminacee, leguminose, composite, terafite, emicriptofite, geofite. Nelle zone più assolate si trovano le xerofile.

Aspetti faunistici. Il pulo, grazie alla sua particolare conformazione topografica, è poco frequentato dalla gente è perciò rappresenta un'oasi per una rilevante popolazione animale, prima di tutto erbivora, vista la vegetazione rigogliosa del pulo: insetti, specie lepidotteri (farfalle).

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Il podalirio (Iphiclides podalirius):
una delle più belle farfalle europee

Vi sono, poi, i vertebrati erbivori, che non disdegnano una dieta a base di insetti e altri animali: ratto nero, topo di campagna, lucertole e uccelli. Sul fondo della struttura carsica, dove vegetano un boschetto di noci e piante merofile, nidifica il rigogolo, riconoscibile grazie al suo canto flautato. Qui vi si riproducono i tordi, il passero solitario preferisce le pareti più ripide e il versante esposto a sud; qui si trovano l'occhiocotto, l'upupa, la gazza, il cardellino, le cince, il merlo, la civetta e il barbagianni. Meno probabili come nidificanti, anche se avvistati più volte, sono il rampichino, il verzellino, la capinera, la ghiandaia, il gheppio. Presenze invernali rilevanti sono la passera scopaiola, l'averlo capirossa dal capo rosso, il luì verde e il codirosso spazzacamino.

 

 



 

 

   

Proverbio andriese del giorno:

 

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